Insight Venezia: Anthony Knight

Anthony Knight
Quando le buone idee prendono forma

di Roberta Angelini. Foto di Oliver Haas.

L'incontro con Anthony Knight è nel suo studio o meglio atelier a Marghera, in uno spazio industriale dismesso e riconvertito, che oggi ospita studi di artisti, designer e creativi. Qui l'aria che si respira è diversa, l'idea è di essere nei docks di una qualsiasi città europea.

Anthony, in uno spazio bianco e luminoso, si muove senza preconcetti, su grandi tavoli coperti di veline, disegna taglia e poi spilla i modelli sui manichini che lo circondano, guidato dalla sicurezza acquista solo dopo molte ore di lavoro, dal metodo, dalla manualità e dall'esperienza, e mosso da tanta passione per un lavoro che spesso è sconosciuto dai non addetti ai lavori.

Inglese nato a Londra da genitori giamaicani, Anthony ha avuto, fin da bambino, uno sguardo speciale per vestiti, tessuti, ricamo, e forma; il suo desiderio più grande era tagliare e rammendare, il suo sogno di diciottenne, cucire in un atelier di moda a Parigi. Le cose però sono andate in altro modo e su consiglio di alcuni amici, dopo gli studi specifici in Inghilterra, è arrivato in Italia, a Firenze nel 1986.

"A Firenze ho subito iniziato a collaborare con diversi e importanti designer", racconta Anthony. "Ho incontrato tanta gente, la moda, all'epoca, era lì. Sono stati anni fantastici, divertenti e fondamentali per la mia formazione. Presto mi sono arrivate altre proposte di lavoro che mi hanno portato in giro per l'Italia: ho lavorato con Calvin Klein e ho collaborato con ufficio stile di Benetton a Treviso. Poi ho deciso di trasferirmi a vivere a Venezia, città che avevo già scoperto molti anni prima, in gita con la mia classe del liceo e che mi era rimasta nel cuore. Venezia, strana città che vive sull'acqua e si riflette nei suoi canali, era per me un sogno".

Anthony è molto più che un sarto. È un creatore che, in un abito, può fare la differenza. "Il mio lavoro è molto articolato e ogni volta va ripensato", spiega. "Mi adatto alle richieste di chi ho davanti, ma devo continuamente riprogrammarmi. Se lavoro con un designer, per esempio, lui ha già un idea io devo aiutarlo a realizzarla: dal suo schizzo costruisco il modello, scelgo il tessuto, penso alla vestibilità, cercando di dare qualcosa in più. Quando il mio interlocutore è un ricercatore di tendenze, o internal designer, il mio contributo è più incisivo, più interessante. Il cliente cerca qualcosa di nuovo e io propongo nuove visioni, nuovi approcci. Lo street-style, le grandi manifestazioni di arte e design sono per me appuntamenti molto interessanti e ricchi di stimoli".

Anthony è docente allo IUAV di Venezia dove all'interno del corso di Design della moda e Arti multimediali, insegna modellistica e disegno industriale. "Seguo gli studenti del primo anno, che in pochi mesi, lavorando duro, riescono a sviluppare e realizzare i loro primi capi. Dedizione, passione e sopratutto la voglia di mettersi in gioco, lasciando fuori all'aula la presunzione di sapere già tutto, sono i requisiti fondamentali per andare avanti nel corso. Sono molto severo con i ragazzi, ma a fine corso sono sorpresi di quello che sono riusciti a realizzare e mi ringraziano".

"Infine mi appassionano anche le collaborazioni con i costumisti nei teatri. La Fenice e il Regio di Torino mi hanno dato la possibilità di conoscere l'opera e il teatro dietro le quinte, una grande emozione".

"Oggi dopo questa emergenza sanitaria, che ci ha imposto un rallentamento forzato e ha sconvolto tutti i sistemi, scopriremo nuove modalità e nuove cose più vicine a noi", conclude Anthony. "Credo sarà il momento dei piccoli marchi, il bene comune diventerà più importante dell'ego. Insomma, vedo un'opportunità di ricominciare a costruire qualcosa di diverso, senza dimenticare di sognare".

INSIGHT VENEZIA MAGAZINE N.01 / 2020

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