La moda per l’integrazione sociale: ecco il progetto Talking Hands

Talking Hands è un progetto che ha come obiettivo l’integrazione  sociale dei richiedenti asilo. Ecco la capsule collection MIXITE’, creata da loro e realizzata seguendo la rigorosa arte del Made In Italy.

La promozione dell’integrazione sociale passa attraverso la moda: il progetto Talking Hands sembra aver già messo le basi per questa svolta epocale. All’ex Caserma Piave a Treviso è infatti accaduto un piccolo, grande miracolo: la creazione di una capsule collection di qualità, dal nome Mixité.

Il tutto nasce nel 2016, grazie all’art director Fabrizio Urettini. Quest’ultimo si è occupato di fornire un luogo al fine di creare un laboratorio artigianale per rifugiati e richiedenti asilo. Un’occasione importante per poter imparare dei mestieri per lavori futuri, ma anche per avere grandi collaborazioni con i designer. Infatti, la collezione moda è il frutto di una collaborazione speciale: quella tra l’art director Urettini, il patternmaker inglese Anthony Knight, la designer di tessuti argentina Annaclara Zambon e il lavoro manuale degli immigrati.

 

Mixité  è un calderone denso di storie, viaggi, biografie e luoghi lontani da cui si proviene, versato su una precisa sartoria di qualità. «La realizzazione della capsule collection Mixité è iniziata dalle fondamenta, spiegando loro anche le più piccole cose, come cucire e tagliare. Li ho osservati nel dettaglio, mostrato loro dove e come aggiungere le spille nella fase iniziale fino a come usare le macchine da cucito. Con la dovuta pratica, oggi i ragazzi confezionano capi realizzati con tessuti diversi, dal lino al cotone passando per jersey e lana» commenta così soddisfatto Anthony Knight, che è anche il supervisore dell’insolito atelier.

In un mondo dove il low cost la fa da padrona, per Talking Hands è ancora essenziale puntare sulla qualità. Le materie prime donate al laboratorio provengono direttamente dal Lanificio Paoletti di Follina, costruito nel 1975. «Sul mercato ci sono tantissimi prodotti, come quelli di Primark e H&M che, seppur non realizzati con materiali di prima scelta, sono comunque confezionati molto bene. Ecco, quello che abbiamo cercato di far capire ai ragazzi è che con i pregiati tessuti a disposizione e il loro dovuto impegno saremmo arrivati a metter su collezioni bellissime » conclude Knight.

I capi venduti hanno un prezzo legittimato sia dalla preziosità dei tessuti che dal lavoro intenso dei migranti. «Anche nella beneficenza, la gente guarda la qualità dei dettagli. Perciò, a prescindere dal buon prezzo, la potenziale clientela osserverà prima come sono stati cuciti. La precisione nel nostro atelier è essenziale. All’inizio i ragazzi hanno dovuto pazientemente scucire e ricucire: ma poi, quando i loro capi sono stati acquistati con soddisfazione, hanno recepito il messaggio e si sono sentiti orgogliosi di sé stessi», chiosa Anthony.

 

La collezione è composta da capispalla, per l’uomo e la donna. Inarrestabile però, sembra essere stata la fantasia e la creatività dei novelli sarti. «Lasciamo che siano loro a scegliere gli abbinamenti dei tessuti e la tipologia di fodera, e il risultato delle loro creatività è sempre molto soddisfacente» , ha affermato sempre Anthony.

Tra i tanti volti operanti in Talking Hands, spiccano i nomi di Sanryo Cissey e Lamin Saidy, richiedenti asilo provenienti dal Gambia. Loro sono diventati i coordinatori ufficiali del progetto,visti come dei leader dai provenienti dal Ghana, dalla Costa d’Avorio, dalla Nigeria e dal Mali.

«C’è chi cuce e c’è chi taglia, e soprattutto abbiamo spazio per accoglierli. Spero che in futuro trovino lavoro in aziende o, perché no, continuino a supportare Talking Hands. Ho a cuore il futuro di ognuno di loro perché anche io sono figlio di genitori giamaicani emigrati nel Regno Unito. Sogno che un giorno siano i clienti a venire in atelier e commissionare loro qualche abito. Hanno talento e voglia di fare» conclude così Knights. Questo bellissimo progetto mostra ancora una volta come l’integrazione sociale è possibile e semplice, se lo si vuole.

 

MILLENIALS https://www.millennialsofficial.com/2019/01/17/talking-hands/
Chiara Grasso
17 Jan 2019

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